
S. Noja: una mezzaluna magica. Ebrei e musulmani dalla Siria alla
Spagna

    Sergio Noja spiega come  nata, nel Medioevo, la
collaborazione fra Arabi ed Ebrei, e come da essa le due culture
abbiano tratto alimento per mantenere viva la loro autonomia.
Nella Spagna musulmana si creano ampi spazi di dibattito culturale
in cui sono ben presto coinvolti anche i cristiani i quali, grazie
al ponte fra Oriente e Occidente costituito da Arabi e da Ebrei,
introdurranno nella loro cultura le conoscenze scientifiche
provenienti dall'Oriente e recupereranno anche gran parte della
filosofia greca, a partire da quella di Aristotele

Nelle vicende della trasmissione della cultura da un mondo a un
altro vi furono due momenti meravigliosi che si situarono ai lati
estremi di una grande mezzaluna rivolta, come quella dei Turchi,
verso il cielo: nella Siria e nella Spagna musulmana.
Nella punta rivolta a Oriente, fu l'Islam a ricevere, o meglio a
procacciarsi con fame insaziabile, le scienze, il pensiero in
genere e anche molta tecnica delle civilt precedenti, traducendo
opere greche e persiane; queste ultime in parte riflesso
dell'India.
Nella Spagna musulmana, l'altro momento magico; una Spagna in cui
[...] l'Islam fu trasmettitore e donatore nei campi della cultura
e della tecnica al mondo occidentale cristiano.
In Spagna l'elemento fondamentale di questa trasmissione del
pensiero attraverso le traduzioni, anche se una parte importante
fu svolta dai cristiani,  costituito dagli Ebrei. Essi,
conservando l'ebraico come lingua scritta (come lingua parlata era
ormai scomparso da quasi mille anni), avevano raggiunto allora una
tale simbiosi con la cultura araba quale mai pi raggiunsero con
un'altra cultura, salvo forse solo con la Germania prenazista.
Soprattutto in Spagna, infatti, gli Ebrei realizzarono una
identit di cultura e di lingua con gli Arabi che si potrebbe
definire incredibile. [...] penso che una vittoria degli Ebrei in
questa rincorsa con i cristiani all'uso dell'arabo sta nel fatto
che i cristiani avevano due lingue: una volgare e una classica (il
latino), mentre gli Ebrei, a parte la lingua classica (l'ebraico),
dovendo pur avere una lingua di uso corrente, scelsero - pu darsi
alla spicciolata - l'arabo che era pi comodo e molto fruttuoso
sul piano della professione, della carriera e degli studi. E il
passaggio di lingua in lingua sembrerebbe regolare: da quando
l'ebraico non era pi stato parlato, aveva dominato fra gli Ebrei
l'aramaico, lingua affine all'ebraico; ma allo stesso gruppo
linguistico appartiene l'arabo.
Il processo di simbiosi era comunque iniziato lontano dalla
Spagna: pi o meno fra la Siria e l'Iraq, per ragioni non proprio
linguistiche. In tutta la regione compresa tra l'Asia Centrale e
la Spagna settentrionale una catena ininterrotta di gruppi ebraici
si estendeva dalla Persia attraverso la Mesopotamia (o Iraq) fino
alla Siria, Palestina ed Egitto e sulle coste del mar
Mediterraneo, compresa la Spagna, la Francia e l'Italia. Prima
dell'avvento dell'Islam, la maggior parte di questa area era
divisa fra due imperi rivali: quello romano-bizantino a ovest e
quello persiano a est, i quali erano impegnati in continue guerre,
interrotte da periodi pi o meno lunghi di armistizio. L'Islam ne
fu l'elemento unificatore.
La conquista musulmana di questi territori iniziali della catena,
tra la Siria e l'Iraq, signific per gli Ebrei un notevole
miglioramento della loro situazione sotto molti aspetti. In primo
luogo cessarono di essere una comunit bandita, perseguitata dalla
classe dominante cristiana e divennero parte di una vasta classe
di individui con uno status speciale. Qui l'amministrazione
pubblica musulmana non faceva distinzione tra Ebrei e cristiani;
in secondo luogo i provvedimenti effettivi che regolavano gli
affari legali di gran parte della popolazione, non necessariamente
meno oppressivi di quelli emanati dai governi bizantini, non
colpirono solo gli Ebrei. Infine, quando i potenti imperi di un
tempo, il persiano e il bizantino, vennero conquistati, si
presentarono buone prospettive per altri cambiamenti. Perci non
sorprende che dappertutto, specialmente in Palestina, gli Ebrei
aiutassero attivamente i conquistatori musulmani e fossero quindi
da loro considerati come alleati. E' rilevante che, mentre il
cristianesimo scompariva a poco a poco in alcune zone dell'impero
arabo-musulmano, fiorenti comunit ebraiche sopravvissero e
continuarono a esistere un po' dappertutto. Il fenomeno si
verific negli angoli pi remoti di quell'impero: a Bukhara
nell'Asia Centrale (una volta localit importantissima per la
diffusione del cristianesimo), nello Yemen (un tempo diocesi
cristiana), cos come in province famose come l'Africa
settentrionale che aveva dato i natali a sant'Agostino.
La scomparsa del cristianesimo e la sopravvivenza del giudaismo in
ognuno di questi paesi fu dovuta a particolari condizioni
storiche, fra le quali, comunque, gioc a favore degli Ebrei la
circostanza che sotto l'Islam arabo essi non furono trattati
diversamente dai cristiani cosa che non era mai accaduta prima
dell'avvento dell'Islam.
Fu cos che la condizione degli Ebrei all'interno della societ
arabo-musulmana fu relativamente migliore di quella da essi goduta
nell'Europa medievale. Gli Ebrei e i cristiani furono ambedue
cittadini di seconda classe, ma improvvisamente gli Ebrei si
videro a fianco i cristiani e fiorirono in attivit e vitalit.
[...].
Ma la chiave del successo dei conquistatori [arabi in Spagna] fu
il fatto che essi lasciarono ai vinti le loro leggi e i loro
giudici. Cristiani ed Ebrei appartenevano a un identico insieme.
Erano i Popoli del Libro, coloro che avevano ricevuto la
Rivelazione, rispettivamente il Pentateuco gli Ebrei e il Vangelo
i cristiani, e come tali degni - pagate le tasse speciali a loro
imposte - di avere la loro giurisdizione.
[...].
Quando gli Arabi varcarono lo stretto, l'elemento ebraico in
generale accolse con favore i conquistatori, come del resto era
gi successo in Oriente, tanto che gli Arabi affidarono loro
spesso la custodia delle citt conquistate. La loro condizione
cambi rapidamente e molti Ebrei giunsero ad occupare posizioni di
rilievo in una attivit politica, culturale e intellettuale che
sar di stimolo agli stessi musulmani. Molte citt avevano una
popolazione per la maggior parte giudaica, come Granada, che venne
a lungo chiamata la Citt dei Giudei, Lucena, tra Cordova e
Malaga, e Tarragona.
[...] Nel decimo secolo la comunit giudaica pi importante era
per quella di Cordova, che comprendeva soprattutto commercianti
specializzati nel commercio degli schiavi.
I rabbini, che avevano anche una profonda conoscenza della
letteratura araba, crearono nella capitale califfale una famosa
scuola talmudica che segn la rinascita ebraica. La scienza
biblica e soprattutto quella talmudica fiorirono al punto di
affrancare gli Ebrei di cost dalla soggezione della Babilonia, in
quanto a Cordova potevano essere ormai rivolti i quesiti giuridici
che prima venivano invece indirizzati all'Accademia ebraica di
Babilonia.
[...].
L'arabo venne usato dagli Ebrei in un primo tempo per i ponderosi
trattati o comunque per i discorsi filosofici, non solo perch
erano questi quelli da imitare in tale campo, ma anche perch
l'ebraico non aveva allora le risorse verbali e la flessibilit
per questo tipo di discorsi. Fu solo quando i lavori filosofici in
arabo degli Ebrei vennero esposti in ebraico, principalmente per
coloro che non parlavano l'arabo, come gli Ebrei della Provenza,
che il linguaggio della Bibbia e del cuore del Talmd, la Mishn,
assunse una nuova dimensione filosofica

 (S. Noja, Prefazione a Ibn Zabara, Il libro delle delizie,
Rizzoli, Milano, 1984, pagine settimo, tredicesimo-quindicesimo,
ventesimo)

